Queer

Luca Guadagnino porta sullo schermo il libro di William Burroughs

Tra un cast da Oscar e una cinematografia visionaria, Luca Guadagnino ci ha regalato uno dei film più interessanti dell’anno. 
La pellicola è sicuramente lontana dallo stile dei più famosi Call Me By Your Name o Challengers e forse può non essere per tutti, ma il regista è riuscito ad esplorare il tema dell’omosessualità in maniera estremamente reale, senza paura di mostrare anche gli atti più carnali e facendoci entrare pienamente nell’universo trasognante del romanzo di Burroughs. 

Una relazione complicata

Nel film viene mostrata una relazione, quella tra i protagonisti Lee e Eugene, realistica e estremamente complessa: da una parte Lee è morboso, ipersessuale e tormentato, dall’altra Eugene è distante, chiuso in se stesso e silenzioso. Queer si basa sui silenzi del più giovane e la parlantina quasi fastidiosa del più vecchio, tra mani fantasma che si allungano a toccare guance lontane, parole non dette e sentimenti ignorati, su porte non aperte e un’ossessione per la droga. 
Luca Guadagnino tramite realtà e sogno analizza con estrema attenzione una relazione deleteria, caratterizzata da spinte centrifughe e centripete, da un moto che un momento li avvicina e un altro li allontana. 
Spesso Lee si trova a distendere con il pensiero una mano verso Eugene o a baciarlo con labbra fantasma, ma Eugene rimane freddo e distante: riesce ad essere libero solamente quando intossicato. Così un geniale Daniel Craig-lontano da James Bond-riesce a catturare l’essenza di un uomo che ama fin troppo e un magnetico Drew Starkey trasmette l’enigma di un uomo che non si permette di amare, in un tira e molla pieno di dolore. 

Il mondo onirico e i rimandi a Burroughs

Sebbene a tratti il regista abbia deciso di allontanarsi dal romanzo, è riuscito a trasmetterne l’atmosfera e le sensazioni, inserendo dei tributi alla vita tormentata di Burroughs tramite il mondo onirico di Lee. 
Gli inevitabili rimandi ai centopiedi tanto cari all’autore si fondono a scene di sogni difficili da decifrare, ma che corrispondono ad un tributo all’autore del libro.
Verso la fine del film, Lee si trova a guardare se stesso dentro un hotel, mentre cammina sulla moquette e apre una porta dietro la quale si trova Eugene. In una scena apparentemente priva di significato, il ragazzo si porta un bicchiere da shot sopra la testa e Lee gli spara con una pistola, uccidendolo. 
Sebbene il tutto sembri scollegato dal film, Guadagnino ha voluto inserire un episodio della vita dell’autore, in cui, intossicato dalla droga, ha sparato per errore alla moglie; d’altra parte Lee è Burroughs. 
Ma Guadagnino libera la sua creatività e la sua bravura nella scena in cui Lee e Eugene assumono lo yage, una droga capace di aumentare la telepatia, creando un senso profondo di intimità e amore tra i due tramite l’utilizzo di effetti disturbanti e anche inquietanti. 

”I am not queer, I am disembodied”

La scena cinematograficamente più bella del film è quella in cui Lee e Eugene si trovano attorno ad un fuoco sotto l’effetto dello yage e comincia tra loro una danza tutta carne e abbracci sottocutanei. In questa scena Eugene trasmette telepaticamente una frase che ci fa comprendere il suo personaggio, così misterioso e silenzioso. 
“I am not queer, i am disembodied”, “non sono gay, sono disincarnato”.

La frase ci indica una senso di alienazione del giovane dal suo stesso corpo, ma anche dalla sua sessualità che ancora non riesce ad accettare. Allora, quando è sobrio, Eugene respinge Lee, ma sotto l’effetto dello yage apre una porta che poi deciderà di richiudere e unisce il suo corpo a quello di Lee con una danza che di sessuale ha ben poco. Luca Guadagnino rappresenta i due corpi che si uniscono, con mani che finiscono sotto la pelle e facce che si fondono, riuscendo pienamente a far comprendere cosa voglia dire amare e cosa voglia dire sentirsi completamente uniti ad un’altra persona, cosa voglia dire voler condividere un unico corpo. 

Queer sicuramente non è un film per tutti, non è un film che permette una chiara decifrazione ma è senz’altro il capolavoro di Luca Guadagnino ed il film perfetto da recuperare in vista del Pride.

Matilde
Author: Matilde

Studentessa di lettere con la passione per la scrittura e l'arte. Tra i fondatori del blog, attuale Direttore.